A quasi diciannove anni dal delitto di Garlasco, in cui il 13 agosto 2007 venne uccisa Chiara Poggi, il caso torna al centro dell’ultimo appuntamento stagionale di “Le Iene presentano: Inside”, in onda domani, martedì 26 maggio, in prima serata, su Italia 1. Nell’inchiesta di Alessandro De Giuseppe e Riccardo Festinese, dal titolo “Garlasco: indagine chiusa, verità ribaltata?”, si prova a fare ordine nella miriade di informazioni che, ancora oggi, continuano a emergere attorno a una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi anni.
Attorno alla morte di Chiara Poggi si sono intrecciati processi, ipotesi investigative, ricostruzioni mediatiche e verità spesso opposte tra loro. Un racconto che, tra certezze proclamate e dubbi mai del tutto risolti, continua a dividere l’opinione pubblica.
Lo speciale ricostruisce la vicenda mettendo in fila testimonianze, errori, dettagli controversi e i protagonisti di un’indagine che sembra non avere fine.
Gli sviluppi più recenti:
Negli ultimi mesi il delitto di Garlasco ha subìto un’accelerazione senza precedenti che potrebbe ribaltare la verità giudiziaria sancita nel 2015, secondo cui a uccidere Chiara sarebbe stato – da solo – il suo ex fidanzato Alberto Stasi. Il fulcro del cambiamento è rappresentato dalla chiusura formale delle indagini da parte della Procura di Pavia su Andrea Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato. Secondo l’ipotesi accusatoria maturata recentemente, il movente sarebbe legato a un rifiuto di avances sessuali, una ricostruzione supportata da nuove analisi tecniche su un’impronta e, soprattutto, sui campioni di DNA rinvenuti sotto le unghie della vittima, ritenuti ora compatibili con il profilo genetico di Sempio. A questo si aggiunge un complesso esame del materiale informatico rinvenuto nei dispositivi dell’indagato, dove sarebbero stati isolati file e ricerche web dal contenuto violento risalenti al periodo del delitto. Il dibattito tecnico si è arricchito anche grazie alle nuove ricostruzioni in 3D effettuate dai RIS, che suggeriscono una dinamica dell'aggressione diversa da quella ipotizzata in precedenza, mettendo in discussione punti chiave della condanna di Stasi, come il passaggio nel lavandino per pulirsi dal sangue. Nelle prossime settimane spetterà ai magistrati milanesi e bresciani stabilire se i nuovi indizi abbiano la forza necessaria per riaprire ufficialmente uno dei casi più controversi della cronaca nera italiana.